mercoledì 25 giugno 2008

Donne, mettetevi il fazzoletto in testa come le vostre nonne e non parliamone più.

La situazione italiana di donne e mamme

[La Pagina]

L’Italia ha la stessa percentuale di donne che fa uso di contraccezione dello Botswana (39%); il rapporto tra reddito di donne e uomini è come quello del Benin (0,47); mentre la partecipazione femminile alla vita politica è pari a quella della Bolivia, del Gabon e del Nepal (17%).

E’ un quadro disastroso per le donne italiane quello che emerge dal nono rapporto di Save the Children sullo stato delle madri nel mondo, presentato il 6 maggio scorso, che mette a confronto i dati (2006) di ben 146 paesi.

Unico fiore all’occhiello del nostro paese è il benessere dell’infanzia, che conferma il primato sul panorama mondiale. La classifica del benessere delle madri, invece, ci colloca al 19esimo posto, dopo Estonia, Grecia e Slovenia.

Rispetto alla prima classificata, la Svezia, il confronto è davvero impietoso: in Italia solo il 39% delle donne fa uso di contraccettivi, contro il 72% delle svedesi. Le italiane percepiscono uno stipendio pari al 47% rispetto a quello dell’uomo, mentre le svedesi un salario di poco inferiore (81%).

Poi, se una donna italiana nel periodo di maternità percepisce l’80% del suo stipendio ordinario, in Svezia lo stipendio non subisce alcuna decurtazione. Nel 2008 la partecipazione delle donne italiane al governo del Paese è pari al 17%, contro lo svedese 47%.

Dopo la Svezia, essere madre è una condizione ottimale in Norvegia, Islanda, Nuova Zelanda e Danimarca. Gli ultimi posti sono occupati da Niger, Ciad, Yemen, Sierra Leone, Angola. Dopo l’Italia si colloca il Portogallo, il Canada, l’Austria e la Lituania. E, addirittura, gli Usa sono solo al 27esimo posto.

In Svezia, ad esempio, ogni parto avviene con l’assistenza di medici, in Niger solo il 33%; inoltre, lì, solo il 4% delle donne fa ricorso alla contraccezione e una donna va a scuola, in media, per tre anni appena (contro i 17 in Svezia).

La donna nigeriana ha un’aspettativa di vita pari a 45 anni (83 le svedesi) e considerando che un bambino su 4 muore prima dei cinque anni, ciò implica che quasi ogni donna rischia di veder morire suo figlio e che 9 madri su 10 perdono ben due bimbi nel corso della loro vita.

Nei paesi agli ultimi posti della classifica, in generale, due terzi dei parti avvengono senza assistenza specializzata e una madre su 21 rischia la vita per cause correlate alla gravidanza.

Il Niger è anche ultimo per ciò che riguarda il benessere dei bambini: il 44% di essi è malnutrito e solo meno della metà sono quelli iscritti a scuola. Il rapporto di Save the children ribadisce inoltre che, attualmente, 200 milioni di bambini non hanno accesso ad alcuna cura di base e 26 mila bambini, di età inferiore ai cinque anni, muoiono ogni giorno, per un totale di quasi 10 milioni l’anno.








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martedì 24 giugno 2008

Il record da battere

Quest'anno possiamo rallegrarci di aver battuto un importante record, quello sulla rapidità dello scioglimento dei ghiacci artici, che peraltro apparteneva all'anno scorso. Peccato che alteri la salinità degli oceani, che sia la nostra riserva di acqua dolce, che modifichi le correnti oceaniche e che alzi il livello dei mari.

Arctic sea ice melt 'even faster'

By Richard Black


Seal. Image: Getty


Arctic sea ice is melting even faster than last year, despite a cold winter.

Data from the US National Snow and Ice Data Center (NSIDC) shows that the year began with ice covering a larger area than at the beginning of 2007.

But now it is down to levels seen last June, at the beginning of a summer that broke records for sea ice loss.

Scientists on the project say much of the ice is so thin as to melt easily, and the Arctic seas may be ice-free in summer within five to 10 years.

"We had a bit more ice in the winter, although we were still way below the long-term average," said Julienne Stroeve from NSIDC in Boulder, Colorado.

"So we had a partial recovery. But the real issue is that most of the pack ice has become really thin, and if we have a regular summer now, it can just melt away," she told BBC News.

In March, Nasa reported that the area covered by sea ice was slightly larger than in 2007, but much of it consisted of thin floes that had formed during the previous winter. These are much less robust than thicker, less saline floes that have already survived for several years.

Graph
After a colder winter, ice has been melting even faster than last year

A few years ago, scientists were predicting that Arctic waters would be ice-free in summers by about 2080.

Then computer models started projecting earlier dates, around 2030 to 2050.

Then came the 2007 summer that saw Arctic sea ice shrink to the smallest extent ever recorded, down to 4.2 million sq km from 7.8 million sq km in 1980.

By the end of last year, one research group was forecasting ice-free summers by 2013.

"I think we're going to beat last year's record melt, though I'd love to be wrong," said Dr Stroeve.

"If we do, then I don't think 2013 is far off any more. If what we think is going to happen does happen, then it'll be within a decade anyway."

Rising tide

Countries surrounding the Arctic are eyeing the economic opportunities that melting ice might bring.

Canada and Russia are exploring sovereignty claims over tracts of Arctic seafloor, while just this week US President George Bush has urged more oil exploration in US waters - which could point the way to exploitation of reserves off the Alaskan coast.

Summer ice cover in the Arctic has declined sharply

But from a climate point of view, the melt could bring global impacts accelerating the rate of warming and of sea level rise.

"This is a positive feedback process," commented Dr Ian Willis, from the Scott Polar Research Institute in Cambridge.

"Sea ice has a higher albedo (reflectivity) than ocean water; so as the ice melts, the water absorbs more of the Sun's energy and warms up more, and that in turn warms the atmosphere more - including the atmosphere over the Greenland ice sheet."

Greenland is already losing ice to the oceans, contributing to the gradual rise in sea levels. The ice cap holds enough water to lift sea levels globally by about seven metres (22ft) if it all melted.

Natural climatic cycles such as the Arctic Oscillation play a role in year-to-year variations in ice cover. But Julienne Stroeve believes the sea ice is now so thin that there is little chance of the melting trend turning round.

"If the ice were as thick as it was in the 1970s, last year's conditions would have brought a dip in cover, but nothing exceptional.

"But now it's so thin that you would have to have an exceptional sequence of cold winters and cold summers in order for it to rebuild."

Richard.Black-INTERNET@bbc.co.uk


Fonte: bbc news

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Il "SAR" che ti salva la vita.

Invasi da cellulari che usiamo volentieri, rischiamo un epidemia di tumori paragonabile a quella di amianto e tabacco tra qualche anno, alcune regole per essere utenti consapevoli.

23 giugno 2008

Come usare in modo sano il cellulare

Dalla Rete

Nell'era dell'uso e dell'abuso di tecnologia arriva il codice di condotta per il cellulare. A pensarlo sono stati una ventina di scienziati internazionali specializzati nella lotta ai tumori, tra cui l'italiano Franco Berrino.
Il vademecum sanitario interviene per suggerire prudenza agli utenti della telefonia mobile e si propone come un appello e non un allarme. "Non si tratta di demonizzare il cellulare. Nessuno di noi, tra l'altro, ci ha rinunciato" premette Servan-Schreiber, psichiatra all'universita' di Pittsburgh.
Tra i suggerimenti intuitivi e di facile applicazione e quelli che invece sono esempi di tutela su base teorica (come tenere sempre il cellulare a oltre un metro di distanza dal corpo) emerge un'unica cosa certa: c'e' incertezza sulla tossicita' dei cellulari.
Poche assicurazioni, infatti, oggi coprono il rischio da onde elettromagnetiche e molti fondi d'investimento hanno richiesto maggiori informazioni sanitarie per misurare l'affidabilita' delle societa' di telecomunicazioni quotate in Borsa. Paradossalmente, "Il nostro appello- spiega Thierry Bouillet, oncologo all'ospedale Avicenne di Bobigny- si rivolge ai produttori: avrebbero tutto l'interesse a limitare gli eccessi da telefonino". E un invito e' rivolto anche ai governi e ai ministeri della Salute, "troppo spesso conniventi con le lobby dell'industria" scrivono gli scienziati.

Ecco cio' che gli specialisti consigliano.

Primo, siate brevi: non prolungate le conversazioni al cellulare, i possibili rischi sono proporzionati alla durata delle chiamate.

Secondo, siate sintetici: usate gli sms o l'email, diminuisce cosi' l'impatto elettromagnetico.

Terzo, non abbiate fretta: quando si tratta di comunicazioni professionali, amorose o comunque lunghe, prendete un momento per fermarvi a parlare da un telefono fisso.

Quarto, siate prudenti: tranne che in casi urgenti, non date mai un cellulare a un bambino sotto ai 12 anni, gli organi in via di sviluppo sono quelli piu' sensibili alle onde elettromagnetiche.

La raccomandazione sui bambini forse pero' e' arrivata tardi, dacche' un bambino su cinque possiede il cellulare alle medie e quattro su cinque al liceo. E' corretto e salutare, infine, verificare prima di comprare un apparecchio il codice Sar - Specific Absorption Rate che misura l'assorbimento delle onde da parte del corpo. Minore e' il Sar meno, in teoria, ci sono rischi. Altre regole, ancora, suggeriscono una piccola rivoluzione di vita e comportamento: chiamate brevi, niente telefono in treno o in macchina. "Oggi viviamo una situazione simile a quella di cinquant'anni fa, con l'amianto e il tabacco", conclude il documento.

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Il prezzo del petrolio, siamo in riserva.

"Questo significa che avremo il barile a 200 dollari " , disse il Saudita Mohammed H. A. Abudawood" uomo d'affari di primo piano facente parte del Jeddha Economic Forum.
La frase é stata colta al termine del Forum e totalmente ignorata dalla stampa ad eccezione del New york Times, dove é stata tolta dopo poche ore, si può reperire ancora a questo link .
Appare evidente che l'aumento di produzione promesso dai Sauditi e tanto decantato in occidente come argomento di stabilità per i prezzi futuri del greggio non é altro che una buffonata i cui protagonisti sono tanto i nostri responsabili che i Sauditi.
Alcuni numeri: la produzione di greggio che i sauditi si dicono disposti ed in grado di produrre é 9.7 milioni di barili al giorno, nel 2005 era 11 barili die, in evidente declino produttivo certificato da EIA.
Oltre che il generale declino produttivo L'Arabia ha visto aumentare il consumo interno di circa il 400% arrivando alla soglia dei 2.5 milioni di barili die e visto che l'aumento interno, come per molti altri paesi produttori, é galoppante, si progetta di estrarre petrolio "pesante" di scarsa qualità dagli alti costi di raffinazione che in buona parte servirà presumibilmente ad uso interno.
Altro che speculazione sul greggio, siamo in riserva e la domanda può essere tamponata solo da una lunga, profonda, recessione economica globale a cavallo della quale ci dovremmo sganciare dal greggio e fonti fossili/minerali se vogliamo avere un futuro.



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venerdì 20 giugno 2008

Prove generali

Non c'è due senza tre, di guerre mondiali. Specie in epoca di esaurimento di risorse e crescita di popolazione.

Roma | 20 giugno 2008

New York Times: all'inizio di giugno esercitazione nucleare israeliana

Militari israeliani

Israele avrebbe fatto una massiccia esercitazione militare nella prima settimana di giugno, secondo fonti americani, come prova generale per un attacco al potenziale nucleare iraniano.

A scriverlo nell'edizione online è il New York Times Più di un centinaio di F-16 e F-15 israeliani avrebbero partecipato alle manovre, che sono stati effettuate tra il Mediterraneo orientale e la Grecia.

Nell'esercitazione - scrive il giornale - sono stati coinvolti anche elicotteri per l'eventuale salvataggio dei piloti. Gli elicotteri e le navi cisterna di rifornimento hanno viaggiato per piu' di 900 miglia, che e' poi la stessa distanza tra Israele e l'impianto iraniano per l'arricchimento dell'uranio di Natanz.

Israele ha rifiutato qualsiasi commento sui dettagli dell'operazione. Un portavoce militare israeliano ha però affermato che la forza aerea del Paese "si addestra regolarmente in diverse missioni al fine di affrontare e vincere le sfide poste dalle minacce che Israele deve affrontare".

Un alto funzionario del Pentagono, informato delle manovre e che ha parlato sotto anonimato a causa della delicatezza politica della questione, ha detto che le esercitazioni sembrano servano a diversi scopi. Uno di questi è quello di mettere in pratica le tattiche di volo, gli aerei di rifornimento e di tutti gli altri dettagli di un possibile attacco contro gli impianti nucleari iraniani. L'altro obiettivo è stato quello di inviare un chiaro messaggio agli Stati Uniti e agli altri paesi e cioé che Israele è pronto ad agire militarmente se gli sforzi diplomatici, per fermare le mire nucleari dell'Iran, continueranno a indebolirsi.



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giovedì 19 giugno 2008

Sperando di non imbattersi nelle varianti della Lega nord fiorenti un po' ovunque.

Milano | 19 giugno 2008

Un sondaggio rivela: il 56% degli italiani sarebbe disponibile a lavorare all'estero

Intervistati manager del settore finanziario

Gli italiani sognano di lavorare all'estero. E' quanto emerge da un sondaggio condotto da Robert Half International, che insieme a FinanceJobsAbroad.com, società di ricerca di personale qualificato nel mondo, aiuta chi cerca lavoro nel settore amministrativo e finanziario. Secondo questo studio, il 56% degli italiani è disponibile a lavorare all'estero.

L'Italia risulta essere il secondo paese europeo, dopo la Germania, con la più alta percentuale di disponibilità a lavorare oltre confine. Lo studio è stato condotto su oltre 5.000 manager del settore finanziario. Per un quarto degli intervistati, le motivazioni sono la ricerca di una migliore qualità della vita o di una migliore remunerazione.

Spesso, però, cercare lavoro in terra straniera non è semplice. Innanzitutto per le problematiche legate al trasferimento: regolamentazioni, permessi, documenti, pratiche burocratiche. "Un'esperienza lavorativa all'estero rappresenta sempre più un passaggio importante per la propria carriera - osserva Vittorio Villa, managing director di Robert Half - ma le difficoltà a trovare un'opportunità professionale fuori dai confini nazionali si sommano a quelle di un trasferimento in un paese straniero". Proprio per dare una mano a chi cerca è in cerca di fortuna fuori d'Italia, Robert Half ha lanciato un servizio che, attraverso il portale FinanceJobsAbroad.com, fornisce l'elenco delle posizioni aperte in campo finanziario e amministrativo, insieme a tutte le informazioni di base per chi ha già trovato o sta cercando un impiego in un paese straniero.


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Gli oceani si alzano, ad alzarli é la riserva di acqua dolce indispensabile per la vita terrestre del nostro pianeta, ovvero poli nord sud ed i ghiacciai ex "perenni". La rapidità del fenomeno a conclamata responsabilità antropica non da scampo ad alcuna forma di adattamento da parte dell'ecosistema minando la sopravvivenze della nostra stessa specie. Le implicazioni ed i meccanismi che si innescano a catena da anni , sui quali abbiamo già speso, iniziano a manifestarsi nella loro violenza. Migrazioni di massa, risorse in esaurimento e tensioni internazionali sono alcune delle sintomatologie riscontrabili nel nostro eco sistema malato.


Roma | 18 giugno 2008

Gli oceani si alzano piu' velocemente del previsto

Antartico
Antartico

Gli oceani si sono riscaldati e si sono alzati molto di piu' di quanto stimato dagli scienziati Onu.

Lo afferma uno studio pubblicato da nature, secondo cui temperatura e volume sono aumentati del 50% in piu' tra il 1961 e il 2003 rispetto a quanto stimato dall'Ipcc. L'Intergovernmental Panel on Climate Change (Comitato intergovernativo sul mutamento climatico, IPCC) è il comitato scientifico formato nel 1988 da due organismi delle Nazioni Unite, la World Meteorological Organization (WMO) e l'United Nations Environment Programme (UNEP) allo scopo di studiare il riscaldamento globale.

I ricercatori hanno ricalcolato i parametri degli oceani utilizzando anche le misure fatte fino ad una profondita' di 700 metri, tenendo conto del contributo di diversi fattori come lo scioglimento dei ghiacciai di montagna, il minore volume di ghiacci di Artide e Antartide e l'espansione dovuta all'aumento della temperatura, ed eliminando errori dovuti agli strumenti.

La somma di questi contributi e' risultata essere una crescita di 22 millimetri, il 50% piu' alta di quanto stimato dall'Ipcc. Il maggior contributo e' risultato venire dallo scioglimenti di ghiacci e neve, quattro volte piu' alto di quello dei poli che pero' e' segnalato in rapido aumento negli ultimi anni.



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martedì 10 giugno 2008

Un segno di speranza

Antimafia: a Bruxelles assemblea Associazioni Antimafia. La delegazione italiana è guidata dall'associazione Libera, presieduta da don Ciotti



BRUXELLES, 8 GIU - Servono più sforzi da parte di tutti - istituzioni, forze dell'ordine e associazioni civili - per combattere la mafia e la criminalità ormai organizzate a livello globale: è l'appello che da Bruxelles lanciano le associazioni civili antimafia europee, che nella sede dell'Europarlamento hanno dato inizio oggi alla quattro giorni della loro assemblea. Appello raccolto dal ministro degli Esteri, Franco Frattini, e dal presidente del Parlamento europeo, Hans Gert Pottering, per i quali la lotta alle mafie va combattuta tutti insieme, con politiche europee e trasnazionali. Nella capitale europea si sono date appuntamento circa 700 giovani, provenienti da oltre 30 Paesi europei e non. La delegazione italiana è guidata dall'associazione antimafia Libera, presieduta da Don Luigi Ciotti. E proprio il fondatore del Gruppo Abele ha aperto i lavori dell'iniziativa promossa nell'ambito del progetto Flare, network finalizzato alla cooperazione tra le organizzazioni della società civile europea nell'ambito della lotta al crimine organizzato. "Deve crescere sempre più la consapevolezza - ha detto Don Ciotti - che la lotta alla mafia è un impegno trasnazionale che richiede azioni trasnazionali, attraverso la cooperazione tra gli Stati, le forze di polizia e le associazioni civili. Un impegno più grande di quello attuale".
Una consapevolezza di cui,nel suo messaggio all'assemblea, parla anche l'ex vice presidente della Commissione Ue, Franco Frattini: "Quello della criminalità organizzata - ricorda - è una piaga profonda, che l'Italia conosce purtroppo da molto vicino. Il governo è impegnato con la massima determinazione a fare il suo meglio per debellarla". "Ma in un mondo in cui le tradizionali barriere geografiche e culturali sono divenute virtualmente irrilevanti - prosegue Frattini - e le informazioni, le merci ed i capitali vengono scambiati con la facilità e la velocità tipiche della globalizzazione, quello del crimine organizzato è sempre più un fenomeno globale. Solo una risposta adeguata alla portata trasnazionale di questa minaccia - conclude il ministro - potrà contrastarla in maniera efficace".
Per il presidente del Parlamento europeo, Hans Gert Pottering, quello che serve è innanzitutto "tracciare un profilo della criminalità organizzata a livello europeo e trovare possibili risposte comuni a questo fenomeno". "Dobbiamo sempre più essere coscienti - ha sottolineato - che la criminalità organizzata non è più un fenomeno locale o nazionale, ma sempre più le organizzazioni criminali stipulano patti e alleanze scellerate, che superando i confini nazionali consentono lo sviluppo di reti criminali transfrontaliere".
L'assemblea proseguirà fino a mercoledì 11 giugno. Davanti alla folta platea, esperti, magistrati, parlamentari europei, rappresentanti delle forze dell'ordine e del mondo della scuola approfondiranno tematiche legate a tutte le attività che alimentano il crimine organizzato, dal traffico di droga a quello delle armi, dagli eco-crimini alla tratta di esseri umani. L'obiettivo - spiegano gli organizzatori - è quello di discutere e proporre interventi e misure da proporre alle istituzioni nazionali ed europee.

ansa.it

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Siamo in riserva, ma l'Italia vive su un altro pianeta

Con il picco già superato ed i prezzi destinati ad andare in orbita, ci apprestiamo a finanziare con denaro pubblico un numero indefinito di centrali nucleari di terza generazione, cioè vecchie ed intrinsecamente insicure, poiché soggette a fughe di liquidi ed enormi produzioni di scorie. Dato che per la messa in opera ci vogliono dai dieci ( nemmeno i Finlandesi ci arrivano in 10 anni, sono da quindici impegnati nella loro unica centrale e non hanno ancora finito) ai quindici anni, possiamo immaginare dove saranno i prezzi di quel 0.7% di minerale utile, tra tutto l'uranio estraibile, per la tecnologia di terza generazione. La quarta? sulla carta potrebbe essere pronta nella ricerca "fondamentale" e non industriale tra 30 anni circa. Non è il caso di investire denaro, e tanto, in tecnologie già disponibili per svilupparle? ( anche se a scapito di qualche contrattino?) .



6 giugno 2008

IPER market URANIO
Kazakhstan, la nuova frontiera del nucleare
di Angelo Saso



Dieci anni fa era sull'orlo della liquidazione, come l'Agip di Enrico Mattei. Oggi la compagnia atomica di stato del Kazakhstan è una delle "grandi" del mercato dell'uranio, tanto forte da permettersi di lanciare il guanto di sfida ai giganti del settore, i canadesi di Cameco e gli australiani di Rio Tinto.

Merito dell'impennata dei prezzi, dovuto alla nuova "voglia di nucleare" che dall'Asia sembra estendersi anche all'Occidente ma anche merito della impressionante serie di accordi strategici messi a segno negli ultimi 24 mesi dal presidente di Kazatomprom, Mukhtar Dzhakishev. Oggi il braccio nucleare del Kazakhstan controlla il 10% della Westinghouse - leader nella costruzione di centrali nucleari - dispone di un sofisticato impianto per la conversione e - in condominio con la Russia - ha acquisito un centro per l'arricchimento dell'uranio. "Con questi tasselli abbiamo il ciclo completo della produzione", dice Dzhakishev. "Entro il 2015 saremo in grado di produrre 15mila tonnellate di uranio all'anno, saremo il primo produttore del mondo".

Il Kazakhstan dispone di un milione e seicentomila tonnellate di uranio minerale - le riserve più grandi dopo quelle dell'Australia - e ha i costi di estrazione più bassi: se il prezzo sui mercati internazionali salirà o almeno si manterrà a lungo sopra i cinquanta dollari per oncia, l'uranio del Kazakhstan sarà un affare colossale per le compagnie minerarie.

Ma quanto durerà la promessa kazaka? Aspo-Italia è il ramo italiano dell'associazione che studia il picco delle riserve energetiche e, in particolare, quello del petrolio. Secondo gli studi condotti l’estrazione di risorse minerali - petrolio, gas, uranio - ha superato il proprio picco di massima disponibilità. Ugo Bardi, presidente dell’associazione, lancia l’allarme: “Esiste la possibilità, e ci sono dei dati che la rendono una possibilità reale, che noi entro qualche anno ci si trovi in difficoltà a rifornire di uranio le centrali esistenti e questa è una possibilità, una eventualità che non possiamo trascurare”. E sulle risorse di carburanti minerari avverte: “Se continuiamo nel paradigma di volerle sfruttare sempre all'estremo e di non limitarci in nessun modo, a questo punto in tempi anche non lunghi ci troveremmo in difficoltà”.

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lunedì 9 giugno 2008

Padano, tas e paga, chi incassa é la Lega

Il punto della tele novela "federalista" nell' Italia della Lega di Governo by Beppe Grillo

Il federalismo fiscale sta arrivando. Vedrete, certo non sarà domani, ma tutto cambierà. I soldi a chi produce. Un calcio in tel cù a quattromilioniemezzo di parassiti statali. Zanna Bianca Maroni e Boss(ol)i non vedono l’ora di togliersi dalle balle Roma Ladrona, le mafie e i terùn. E’ il loro sogno proibito. Meglio del grana padano c’è solo il grano padano.
Boss(ol)i è diventato ministro proprio per questo. Ci è riuscito dopo aver minacciato la guerra civile con 70.000 fucili caldi. Prima di lui solo il Duce.
Mentre Boss(ol)i studia le carte, il federalismo fiscale, più che avanzare, tace. Non ode parole padane. Ma sprechi romani. E’ il federalismo fetale. Che parla di Alitalia e di due milioni di euro di perdita ogni ventiquatt’ore. Che sussurra i miliardi di euro del Ponte sullo Stretto. E’ la voce di Fede che costa, anche ai lumbard, 350.000 euro dal primo gennaio 2006, ogni giorno, tutti i giorni. E’ l’unica tassa federale esistente, l’ICI, che è tolta ai Comuni. E’ La RAI che assume 1300 precari, un carrozzone di Stato ormai padaromano, quasi pedemontano.
Il federalismo fiscale è come la fede. Non si può spiegare con le sole parole. Padano, tàs e paga. Chi incassa è la Lega di lotta e di Governo. Il federalismo fetale, come il paradiso, può attendere.

www.beppegrillo.it

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Realtà spettrale

Prevedibili e dotati di trasmettitori alla moda. Riusciremo a riprendere il controllo delle nostre vite?

New York | 8 giugno 2008

Lo dicono i cellulari: siamo abitudinari. E rintracciabili...


Il cellulare, una spia nella nostra giacca?


Lo studio della Northeastern University di Boston finisce sulle pagine di Nature e da qui sui maggiori quotidiani americani. La notizia di carattere scientifico è che siamo prevedibili e abitudinari, tendiamo a ripetere gli stessi spostamenti nell'arco della settimana e a restare vicino a casa. La notizia di carattere 'politico', invece, è che ben 100mila utenti in tutta Europa di diversi gestori telefonici sono stati 'pedinati' elettronicamente attraverso il loro cellulare. A loro insaputa, il che apre ancora una volta interrogativi sul rispetto della privacy.

Scoperta l'acqua calda?
La ricerca mostra una notevole abitudinarietà dei soggetti che sono stati sottoposti a mappatura degli spostamenti attraverso il loro cellulare: 100mila cittadini in Europa selezionati a caso fra sei milioni in un numero imprecisato di paesi. La mappatura era in parte indipendente dall'uso o meno del telefonino per chiamate o sms: le compagnie telefoniche hanno reso dispobili i dati dell'utenza in base alla distanza o meno del telefonino in questione dai ripetitori. Ogni due ore, un gruppo ristretto di cellulari, 206, è stato mappato e i dati incrociati con quelli del gruppo, ben più numeroso, di utenti mappati, invece, attraverso l'uso del cellulare.

L'esperimento puntava ad affinare lo studio della mobilità e, più in generale, del comportamento umano in contesti urbani: è emerso che nella stragrande maggioranza dei casi, ci muoviamo entro un raggio limitato di km, tendenzialmente vicino a casa, e che siamo rintracciabili in una gamma molto ristretta di indirizzi. Per i ricercatori, informazioni comunque utilissime per studiare, ad esempio, i tempi di diffusione di virus e altre malattie contagiose.

Spiati dal cellulare?
Il ricorso al telefonino per mappare comportamenti di utenti a loro insaputa, sia pure per finalità meramente scientifiche, apre interrogativi sulla tutela della privacy, visto che i cellulari rendono posssibile, come ha messo inevidenza Arthur Caplan, direttore del Center for Bioethics alla University of Pennsylvania, sapere dove siamo senza che nessuno ce lo chieda. Insomma, mentre nessuno discute il diritto di un antropologo di osservarci mentre prendiamo la metropolitana, il bus, o l'auto, ben diverso è l'uso di dati sul nostro comportamento ricavati dal nostro cellulare, "qualcosa che non considererei di pubblico dominio". Gli studiosi della Northeastern si difendono: i numeri dei cellulari erano 'schermati' e i dati sul posizionamento delle utenze, comunque, relativamente approssimativi in quanto ricavati dalal distanza dai ripetitori che ricevevano e trasmettevano sms e chiamate.



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giovedì 5 giugno 2008

La dittatura soft, per il momento.

Mafia e politica nell’Italia di Berlusconi

[El Paìs]

TRIBUNA: ALEXANDER STILLE

I capi mafia hanno rapporti con i politici siciliani e napoletani, che, a loro volta, sostengono i leader nazionali. E tutti loro prendono parte ad una lotta contro il potere giudiziario. Però, attenzione a chi osa parlarne!

31/05/2008

Nel 2001, un capo della mafia siciliana di nome Giuseppe Guttadauro noto’ d’improvviso qualcosa di strano nel suo salotto, che risultò essere un dispositivo elettronico di ascolto. “Così, Totò Cuffaro aveva ragione!”, ha esclamato. Sono state le ultime parole sentite dalla polizia dette da Guttadauro prima di scollegare il microfono e, quindi, interrompere l’inchiesta. Il nome che è stato pronunciato non era niente di meno che quello del presidente della Regione Sicilia, Salvatore Cuffaro, Totò per i suoi amici. La conversazione è stata una delle principali prove che hanno consentito quest’anno di condannare Cuffaro per complicità con diversi mafiosi che erano sotto indagine penale.

Tuttavia, nonostante questa condanna, che è attualmente in fase di ricorso, Cuffaro è riuscito ad essere eletto il mese scorso al Senato italiano dalla piccola parte cattolica, di sezione centrista.

L’ascolto dal salone di Guttadauro, prima che lui scollegasse, fornisce un utile quadro di come la mafia pensa e parla di politica. “Totò Cuffaro è la cosa migliore che potremmo chiedere,” dice l’interlocutore di Guttadauro, un medico di nome Salvatore Aragona. “Speriamo che vinca la destra”, ha detto Guttadauro, “Berlusconi, per risolvere i suoi problemi, deve risolvere anche i nostri.”

Ci sono buone ragioni di credere che questo è vero. Da quando è salito al potere per la prima volta nel 1994, Berlusconi ha condotto un’ inesorabile campagna per indebolire i poteri della magistratura italiana, che ha sottoposto lui e vari suoi collaboratori a processi per accuse che vanno dalla corruzione alla collusione con la mafia. Uno dei migliori amici ed ex capo del partito di Berlusconi, Marcello Dell’Utri, di Palermo, è stato dichiarato colpevole di questi ultimi. E dopo che accusarono Cuffaro di aver informato Guttadauro, Berlusconi stesso lo ha chiamato per manifestare la sua solidarietà e dirgli: “Ho parlato con il Ministro degli Interni e mi ha detto che tutto è sotto controllo”. Nella stessa conversazione, Cuffaro ha detto a Berlusconi: “Già sai che ti vogliamo bene e che sei nelle mie preghiere ogni mattina.”

Questa serie di colloqui mostra come la mafia si è inserita nella vita politica dell’Italia. I suoi capi locali hanno legami con i politici siciliani, ai quali danno il denaro e dai quali ricevono favori, sia sotto forma di appalti pubblici o avvisandoli quando le loro società sono sotto inchiesta. Da parte loro, i politici locali accumulano basi di potere significativi e un gran numero di fedeli elettori, e i politici nazionali cercano tali contatti e, a loro volta, li aiutano. Si tratta di un sistema basato sul clientelismo e sul potere, che ha il sostegno della criminalità organizzata.

Anche se ci sono testimoni che sostengono che la mafia ha fatto un patto con Berlusconi, e che Marcello Dell’Utri è il loro intermediario, non è necessario credergli per rendersi conto che c’è in ogni caso, un rapporto molto insano. La mafia, come rendono chiare le dichiarazioni del boss Guttadauro, agisce partendo dal principio che il nemico del mio nemico è mio amico. E sia la mafia che Berlusconi stanno scatenando da tempo una guerra incessante contro la magistratura italiana.

Con qualche aiuto da parte del centro-sinistra, bisogna riconoscerlo, la coalizione di Berlusconi ha riscritto il diritto penale in modo tale che ora è infinitamente più difficile condannare imputati di tutti i tipi, inclusi i mafiosi. La lunghezza dei processi è raddoppiata ed i cambiamenti giuridici offrono mille opportunità per ritardare o revocare i processi basandosi su piccoli dettagli tecnici, con il risultato che, quindi, è già trascorso troppo tempo dal momento in cui è stato commesso il reato. In quasi tutti i paesi, i tempi di prescrizione vengono calcolati a partire dall’inizio delle azioni giudiziarie, ma in Italia non è il caso, e quindi molte condanne si eludono semplicemente grazie ai ritardi. Inoltre, il Parlamento italiano ha rimosso i carceri speciali per i più pericolosi capi mafia, che impedivano loro quasi completamente di comunicare con le loro organizzazioni, e ha ridotto i vantaggi per i testimoni che cooperano. Inoltre, il centro-sinistra del governo di Romano Prodi, con sostegno entusiasta del centro-destra, ha approvato un’amnistia che ha permesso la liberazione di 26.000 prigionieri; ha impedito al principale avvocato di Berlusconi, Cesare Previti, condannato per corruzione di giudici, di andare in prigione, e ha messo in strada diversi accusati di appartenenza alla criminalità organizzata.

Tutto questo non solo è moralmente ripugnante, ma è di cruciale importanza per il mandato del nuovo Governo di centro-destra. Tra i più importanti temi della recente campagna elettorale ci sono stati la criminalità e la sicurezza. Per trattare ciò, il governo dovrà cambiare la sua politica in materia di giustizia penale. Come ha recentemente affermato Antonio Manganelli, capo della polizia italiana, “molto di ciò che facciamo è inutile a causa del funzionamento giudiziario. Abbiamo un sistema di giustizia che è lento e complicato che fa si che la polizia compia sforzi invano.” Inoltre, la coalizione di Berlusconi si basa su una profonda contraddizione. Da un lato, è molto forte nel nord, dove il gruppo è alleato con gli autonomisti della Lega Nord. Dall’altro, ha grande forza nel sud, dove il centro-destra è supportato da un sistema di clientelismo che ha notevolmente beneficiato dalle bande della criminalità organizzata. La Lega Nord, il principale vincitore alle elezioni del mese scorso, sta contro il fatto che il denaro delle imposte del nord si utilizzi per sostenere uno stato sociale nel sud.

Un altro importante aspetto della campagna è stato il disastro dei rifiuti che si accumulano nelle strade di Napoli e di altre città vicine. Nel sud Italia, la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti è in gran parte nelle mani della criminalità organizzata. Pertanto, per ripulire Napoli, il governo deve affrontare la camorra, la versione napoletana della mafia. E la presenza di numerosi politici (molti di più di quelli menzionati qui) che hanno legami amichevoli con la criminalità organizzata mette l’attuale governo in rotta di collisione tra il mandato di cambiamento che ha promesso agli elettori e il radicato sistema di clientelismo nel sud, di cui la Mafia è un pilastro fondamentale.

Tuttavia, la presenza di numerose figure note per i legami con la criminalità organizzata nella lista elettorale dal centro-destra non è stata una questione di cui si è discusso in campagna. La coalizione di Berlusconi ha incluso il suo buon amico Marcello Dell’Utri, nonostante la sua condanna per le relazioni con la mafia, in piena campagna, Dell’Utri ha fatto alcune strane dichiarazioni che hanno fatto riferimento ad un mafioso di nome Vittorio Mangano -condannato tra l’altro per omicidio e traffico di eroina- che lui ha qualificato come “eroe”. Dell’Utri aveva assunto negli anni settanta Mangano a lavorare per Berlusconi, tra le altre cose per prendere e portare i suoi figli a scuola. Mangano ha continuato ad essere nei suoi libri paga, anche dopo aver smesso di lavorare e dopo che la sua lunga fedina penale è venuta alla luce. In campagna, Dell’Utri ha lodato Mangano per aver rifiutato di testimoniare contro di lui e contro Berlusconi ed aver preferito l’omertà tradizionale del mafioso. Berlusconi, invece di distanziarsi dalle lodi che Dell’Utri aveva detto ad un assassino e narcotrafficante, ha aggiunto la sua voce alle elogi dell’ “eroe” Mangano.

Il nuovo presidente della Camera Bassa del Parlamento, Renato Schifani, ha avuto rapporti d’affari con due uomini che sono stati successivamente condannati per appartenenza alla Mafia, ed ha ricevuto un contratto lucrativo per modificare la classificazione del terreno in una cittadina siciliana il cui Consiglio è stato sciolto due volte per essere sotto il controllo della mafia. Tuttavia, quando il giornalista italiano Marco Travaglio ha menzionato questi dati –che sono stati negati un paio di giorni fa in televisione, è scoppiato il caos. Ma la rabbia e l’indignazione non si sono innescate nei confronti del politico per le sue liaisons pericolose, ma contro il giornalista e quelli che gli avevano permesso di parlare in televisione.

Alexander Stille è professore presso la Columbia University, New York, esperto di mafia.

[Vai all'articolo originale di Alexander Stille (tradotto da Maria Luisa Rodriguez Tapia) ]


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giovedì 29 maggio 2008

Se i nuovi italiani rimangono stranieri

Il percorso di inclusione nel panorama scolastico appare in salita, il concetto di nuovo italiano non passa il valico della destra. Il rischio é la ghettizzazione di bambini per l'origine estera invece che l'investimento nella loro istruzione ed inclusione per il futuro del paese, (come oggi si cerca di garantire). Il tutto sull'altare del consenso populista.
Altro che Banlieue.

29/5/2008


"Stranieri a numero chiuso"


Proposta di An a Torino: troppi problemi, non più el 10 per cento in ogni aula

MARIA TERESA MARTINENGO

TORINO

Troppi bambini stranieri nelle classi di certi quartieri. Con le famiglie italiane che cercano lontano da casa scuole meno multietniche, preoccupate che la preparazione dei figli sia rallentata. Il problema - sentito a Torino come nelle altre grandi città - è stato sollevato ieri dall’onorevole
Agostino Ghiglia, presidente provinciale di An, e dal capogruppo in consiglio comunale Roberto Ravello, con una mozione di accompagnamento al bilancio che a breve Ghiglia trasformerà in risoluzione parlamentare. An chiede che nelle scuole materne comunali (a Torino accolgono 9 mila bimbi su 20 mila) non si superi il tetto del 10% di alunni stranieri.

«La questione tocca tutto il Paese e per questo porrò il problema anche in Parlamento - dice Ghiglia, padre di due bimbi piccoli -. È evidente che per dare pari opportunità a tutti e non far crescere una generazione di “stranieri in Italia” sia indispensabile limitare il numero dei bambini stranieri in ogni classe. A casa hanno genitori che non parlano l’italiano e che non li possono seguire nei compiti: ecco perché nella mozione torinese chiediamo un docente di sostegno, cioè di aiuto all’integrazione, ogni due allievi stranieri».

Per Ghiglia è necessario prendere decisioni concrete e costose. «Dobbiamo evitare - osserva - il dramma delle banlieue. Siamo criminali, se tagliamo risorse in questo campo. A prescindere dal colore del governo». Ricette? «Dobbiamo distribuire gli stranieri dove non ce ne sono con un servizio di minibus. In alternativa, dobbiamo moltiplicare le scuole nei quartieri a maggiore concentrazione. Si può fare un censimento dei locali comunali o privati non utilizzati». Parallelo, l’incremento dei docenti. «Altrimenti capiterà ancora più spesso ciò che accade oggi: gli italiani lasciano certe scuole e così pure molti stranieri che iscrivono i figli a scuole private. Del resto, se ci sono classi con il 55-60% di ragazzi le cui famiglie non parlano italiano, il timore che la scuola non tenga il passo di una preparazione adeguata: è ovvio».

A Torino l’assessore alle Risorse Educative, Luigi Saragnese, snocciola cifre «difficili da distribuire. Oggi il 22% dei nuovi nati ha almeno un genitore straniero. La presenza di studenti di origine non italiana nella scuola dell’obbligo è del 20%. A Torino si contano solo 7-8 scuole elementari che sono sotto il 10%». Saragnese ha appena incontrato le scuole della Circoscrizione 7, che ha il 34% di studenti non italiani. «Qui abbiamo una scuola dell’infanzia comunale con il 95% di stranieri e un nido con il 64%. È difficile non tenere conto del luogo di residenza delle famiglie. Tra l’altro, una legge degli Anni 80 ha eliminato la “zonizzazione”, il criterio in base al quale ci si doveva iscrivere nella scuola più vicina a casa. Oggi c’è libertà di scelta».

Di fronte al fatto che Ghiglia bacchetti chi non vuole investire, Saragnese sorride. «Il costo degli insegnanti è esorbitante. A Torino, in questo momento di bilanci limitati, cerchiamo il dialogo con il governo per trasferire allo Stato, che ne ha la competenza, una parte delle scuole materne comunali. Costano 66 milioni l’anno. Stipendi soprattutto. Ma il dialogo non decolla». E conclude: «Dobbiamo tenere presente che gran parte dei bambini stranieri parlano italiano benissimo. Semmai hanno gli stessi problemi che avevano negli Anni 70 i bambini del Sud: strumenti culturali della famiglia limitati, difficoltà sociali ed economiche».


lastampa.it

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IN BEPPE VERITAS......................

Riguardarlo è impressionante..........e l'origine è sempre la medesima........l'informazione.....


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Date da mangiare agli affamati, il veleno.

Alla fine il pollo disinfettato con varechina , poiché la filiera americana è così anti igienica da non poter garantire standard minimi di sicurezza alimentare, arriverà in Europa.
La commissione ue garantisce che sarà visibile origine e trattamento subito, che fino a pochi mesi fà veniva ritenuto tossico dagli europei. In Europa la filiera di produzione garantisce standard igienici adeguati a far si che i polli possano essere lavati con semplice acqua potabile, però l'igiene e la qualità costano. Amara e prevedibile considerazione: in tempi di crisi economica appena agli inizi, il pollo alla varechina avrà vita lunga e buon successo nei nostri supermarket, costerà infatti molto meno del nostrano lavato con acqua potabile e chi si ritrova in difficoltà economica sacrificherà la salute.


Bruxelles 28 maggio 2008

La Commissione Ue da' il via libera al pollo "al cloro"

Lavati con varechina
Lavati con varechina

La Commissione europea ha approvato, oggi a Bruxelles, una proposta di regolamento in base alla quale cadrà il divieto di importazione del pollo Usa trattato con antimicrobici finora proibiti nell'Ue (alcuni dei quali di composizione simile alla varechina).

Il regolamento, che dovrà essere approvato dai rappresentanti dei Ventisette in seno al Comitato Ue per la catena alimentare, prevede che lo stesso trattamento antimicrobico possa essere applicato anche dai produttori comunitari (che finora potevano lavare le carcasse dei polli macellati solo con acqua potabile). Il pollo così trattato, comunque, dovrà portare in etichetta un'indicazione che informi il consumatore.

www.rainews24.it

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mercoledì 28 maggio 2008

In tempi di crisi globale, la Fede. E la Ragione?

Roma | 27 maggio 2008

Il Papa leggera' la Bibbia a Domenica in

Benedetto XVI
Benedetto XVI

Il Papa in televisione per leggere la Bibbia lo anticipa il settimanale "Chi" in edicola domani. Benedetto XVI a ottobre inaugurerà la prima lettura televisiva integrale del testo sacro della tradizione ebraico-cristiana per sette giorni e sette notti, durante la trasmissione Domenica In.

Il Papa dara' il via alla maratona, che continuerà con il rabbino capo di Roma. Poi la linea passera' a un sacerdote ortodosso, che la cederà a un pastore protestante e così via, coinvolgendo anche normali semplici fedeli che potranno prenotarsi attraverso un sito web in corso di realizzazione.

Testimonial dell'iniziativa sara' l'arcivescovo Gianfranco Ravasi, insigne biblista e "ministro della Cultura" della Santa Sede: nelle settimane precedenti, sempre durante "Domenica In", illustrera' il senso della maratona.

www.rainews24

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Armi di imbroglio di massa

Mentre patetiche storielle pubblicate sui maggiori quotidiani di tutto il mondo narrano le gesta della ormai figura mitologica di Bin Laden alle prese con le vette himalayane (dichiarato morto da Benazir Bhutto in un intervista alla televisione Statunitense poche settimane prima che fosse uccisa e senza che questo fosse minimamente riportato dalla stampa) cadono sempre più pezzi dal castello di carta dell'amministrazione teo-conservatrice di Bush e co. , concepito in funzione della necessità economica di invadere l'Iraq e paventare responsabilità riguardo agli attentati terroristici 11/09 da parte del regime iracheno.
Vuoi vedere che ...


Washington | 28 maggio 2008

L'ex portavoce di Bush: "Il presidente inganno' gli Americani per vendere la guerra in Iraq"

Scott McClellan
Scott McClellan

George W. Bush ha ingannato l'opinione pubblica sull'Iraq organizzando una campagna mediatica a favore di una guerra "inutile". Lo scrive l'ex portavoce della Casa Bianca, , in una biografia sui suoi anni accanto al presidente anticipata nei contenuti dal